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venerdì 17 giugno 2011

Plymouth Barracuda


La Barracuda fu una vettura prodotta dalla sezione Plymouth della Chrysler dal 1964 al 1974 facente parte delle Vetture Pony car.
La prima serie di Barracuda venne costruita a partire da un telaio molto comune a varie automobili Chrysler, come la famosa Dodge Dart. La vettura è considerata la prima "Pony Car" visto che precedette di sole due settimane il lancio della Ford Mustang, con la Barracuda la Plymouth voleva sostituire la Valiant della quale però la nuova nata montò nella prima serie i suoi stessi propulsori. Questi erano due sei cilindri in linea da 2800 cc (101 CV) e da 3700 cc (145 CV) accompagnati da un V8 da 4500 cc di cilindrata capace di sviluppare 180 CV. Il motore meno potente venne però abbandonato presto e ritirato dal mercato, il prezzo base dell'auto si attestava sui 2500 dollari. Nel 1965 la gamma si arricchì però di un motore V8 identico a quello già montato ma potenziato fino a 235 CV (V8 Commando) e di un pacchetto sportivo, denominato "Formula S" che comprendeva oltre al motore Commando anche sospensioni, cerchioni, pneumatici e tachimetro sportivi.
Nel '67 la Barracuda venne ridisegnata ma conservò il telaio di derivazione Chrysler. L'auto venne fornita di motori molto più potenti, un 6300 cc nel '67 ed un 7200 cc nel '69. Ci fu anche la produzione di 50 vetture estreme per uso non stradale (le Super-Stock) e altre 50 Darts pensate per le gare di accelerazione.
Il 1970 vide un altro restyling della vettura, che venne accorciata e munita di un nuovo telaio nonché del famoso 7000 cc Chrysler. Così ammodernata la Barracuda era capace di prestazioni eccellenti, e corse anche nella Trans-Am Series sebbene senza successi, guidata da Swede Savage e Dan Gurney. Essi ottennero 3 pole position e il miglior risultato ottenuto fu un secondo posto alla Road America.
Nel 1971 venne eseguito un leggero restyling, in quanto vennero cambiati i sedili, fu aggiunta una nuova calandra, nuovi fanali posteriori e i fari passarono da due a quattro. Di questo modello furono venduti 11 milioni di esemplari, di cui 7 solo negli Stati Uniti D'America.






















domenica 12 giugno 2011

Maxwell Motor Corporation











Chrysler Six: the first Chrysler 1924











Chrysler Airflow 1934


La Chrysler Airflow è stata la prima autovettura ad essere disegnata privilegiando l'aerodinamica piuttosto che il design. Era prodotta dal costruttore statunitense Chrysler e commercializzata sia con marchio Chrysler sia con quello De Soto.
Walter Percy Chrysler apparteneva a quella categoria di uomini che rendevano l'espressione "self-made-man" molto più che un luogo comune fra gli Statunitensi. Il figlio di un'umile coppia di allevatori non avrebbe mai potuto immaginare che l'ingegno e il proprio lavoro lo avrebbero portato ad accumulare uno dei patrimoni più ingenti di tutti gli Stati Uniti. Dopo aver risanato case automobilistiche come la Willys-Overland e la Maxwell, nel 1924 creò il proprio marchio di automobili: la Chrysler Corporation. Gli ingegneri Fred Zeter, Carl Breer e Ower Skelton, tutti provenienti dalla Maxwell, furono incaricati di tracciare le linee guida delle Chrysler per più di vent'anni. E fu proprio uno di loro, Carl Breer, a convincere Chrysler che costruire un'auto molto aerodinamica poteva portare grandi vantaggi.
Quando si diede via al progetto, Breer concepì un'auto che opponeva una resistenza all'aria minore del 40% rispetto a tutte le vetture delle case rivali. Il primo prototipo fu chiamato Trifon Special e non deluse le aspettative che si erano create intorno ad esso. Quando nel 1934 iniziò la produzione in serie, l'automobile adottò l'evocativo nome "Airflow". Sebbene si possa affermare che la Chrysler sia stata la pioniera nella costruzione di un'auto con tali caratteristiche, la vettura ebbe un successo piuttosto scarso. Imprese europee, come la Peugeot con la celebre 402 e la Tatra con il modello 77, trovarono un consenso maggiore per i propri modelli.
L'Airflow, progettata nella galleria del vento, aveva forme che seguivano prettamente criteri aerodinamici, piuttosto che estetici. Questa caratteristica ne pregiudicò il successo, e il modello non ottenne mai i favori dei potenziali acquirenti. La Airflow fu commercializzata dalla Chrysler, in chiave lussuosa, e dalla De Soto, sottomarca economica della Chrysler. Quella della Chrysler montava un 8 cilindri, mentre quella della De Soto un economico 6 cilindri, entrambi in linea. Nel suo primo anno di vita furono vendute solo 11.292 unità della Chrysler Airflow e 13.940 delle economiche De Soto. Le cifre non migliorarono nemmeno dopo il restyling della parte anteriore e degli interni. Nel 1936, ultimo anno di produzione, furono vendute solo 6.285 Chrysler e 5.000 De Soto.
Il fatto di essere stata progettata nella galleria del vento comportò nella Airflow molte conseguenze a livello estetico. Una delle più evidenti fu la parte di carrozzeria che copriva le ruote posteriori. Anche le sue contemporanee europee, come la Peugeot 402 o la Tatra 77, scelsero questa soluzione aerodinamica.
Gli interni: Nella maggior parte delle automobili il motore occupava lo spazio tra l'abitacolo e l'asse anteriore. Ovviamente, questa disposizione diminuiva lo spazio a disposizione dei passeggeri. Per migliorare questo inconveniente, il motore della Airflow fu montato sopra l'asse anteriore.